Commercio agentico e AI: dal convegno ASSI 2026 emerge come l’intelligenza artificiale sta trasformando processi di vendita e competitività.
Abbiamo investito in ecommerce, omnicanalità e marketing automation, ottimizzando funnel e customer journey; ma mentre miglioriamo ciò che conosciamo, il processo di vendita sta già evolvendo verso qualcosa di diverso: un modello in cui saranno sempre più spesso gli agenti AI a mediare la relazione tra domanda e offerta.
Aspettare di capire “come andrà a finire” è rassicurante. Ma la storia digitale recente dimostra che chi rimane alla finestra mentre il mercato ridefinisce le regole rischia di trovarsi fuori pista. È successo con l’ecommerce. Sta succedendo ora con l’intelligenza artificiale applicata ai processi commerciali.
È esattamente questo il tipo di domanda che ha attraversato il Convegno per i 50 anni di ASSI: non una celebrazione autoreferenziale, ma un confronto concreto su come il digitale stia riscrivendo le logiche competitive di imprese e mercati.
Il 4 febbraio 2026, al DAMA Tecnopolo di Bologna, ASSI ha riunito CIO, IT manager, decision maker e professionisti dell’innovazione per riflettere sull’evoluzione dei sistemi informativi e sulle sfide che attendono le aziende nei prossimi anni.
La scelta della location non è stata casuale. Il DAMA Tecnopolo è uno dei poli europei più avanzati in ambito dati, AI e supercalcolo, sede del supercomputer Leonardo. Un luogo simbolico per riflettere sull’evoluzione dell’informatica e sulle sfide future.
ASSI – Associazione Specialisti Sistemi Informativi e dell’Innovazione – rappresenta da mezzo secolo una community di riferimento per chi guida la trasformazione digitale nelle imprese del territorio.
Tra i keynote più significativi, l’intervento di Luciano Bonomi, vicedirettore del Dipartimento di Computer Science dell’Università di Bologna, che ha ripercorso l’evoluzione dell’informatica: dai primi personal computer fino ai modelli di intelligenza artificiale contemporanei.
Un viaggio che ha ricordato quanto rapidamente la tecnologia abbia trasformato aziende e società. Dai floppy disk ai cloud distribuiti, dai server locali ai modelli di AI generativa: ogni fase ha ridefinito processi produttivi e modelli di business.
Oltre ai keynote, il programma ha previsto diverse tavole rotonde dedicate a trasformazione digitale, competitività europea e nuove architetture IT. Tra queste, “Ilbusiness si fa con il digitale”, con l’intervento di Giovanni Scardovi, CEO di Deda Digital.
Nel suo intervento, Scardovi ha tracciato un parallelo tra la nascita dell’ecommerce e la fase attuale.
Il commercio elettronico è stato uno degli impatti più visibili di Internet sul business: ha consentito alle aziende di vendere direttamente, in modalità B2B e B2C, su scala globale. Tuttavia, mentre il web nasceva in Europa, sono state le aziende statunitensi ad adottarlo più rapidamente, costruendo vantaggi competitivi duraturi.
Oggi siamo di fronte a una trasformazione analoga.
Negli ultimi 5-6 anni il processo di acquisto è stato relativamente lineare: ricerca sui motori, consultazione dei primi risultati, visita ai siti, scelta del prodotto o servizio, eventuale remarketing tramite sistemi di marketing automation.
Questo schema sta cambiando, stiamo entrando nell’era del commercio agentico. I nostri agenti digitali potranno selezionare fornitori, confrontare offerte e gestire acquisti in autonomia, sulla base di preferenze e parametri impostati.
Non si tratta di un semplice upgrade tecnologico, ma di un cambiamento strutturale nel modo in cui domanda e offerta si incontrano.
Guarda l’intervento completo di Giovanni Scardovi
Un altro punto centrale dell’intervento ha riguardato il tema della compliance.
L’Europa ha sviluppato un sistema normativo avanzato, tra DPO, NIS2 e regolamentazioni settoriali. La conformità è decisamente un valore; adempiere alle normative, però, ci pone anche di fronte a delle scelte: il rischio è che il tempo dedicato agli adempimenti superi quello dedicato alla sperimentazione e all’innovazione del business.
Nel frattempo, altre economie accelerano.
Negli Stati Uniti, negli ultimi trent’anni, produttività e stipendi sono cresciuti anche grazie all’adozione rapida delle tecnologie digitali. In Europa il talento non manca: molte università sono tra le migliori al mondo e numerosi professionisti europei guidano aziende tecnologiche globali.
La differenza, secondo Scardovi, è nella velocità decisionale.
Non possiamo permetterci di attendere sei mesi o un anno prima di sperimentare. Nel tempo della riflessione, altri competitor consolidano quote di mercato e rafforzano la relazione con i clienti.
Durante il confronto è emersa anche una prospettiva positiva: l’Europa sta lavorando verso un maggiore coordinamento normativo, per creare condizioni più favorevoli allo sviluppo di imprese tecnologiche su scala continentale.
L’interoperabilità dei sistemi di pagamento tra circuiti nazionali ed europei e il tentativo di armonizzare le normative rappresentano passi concreti verso un mercato unico digitale più solido e competitivo.
Questo crea le condizioni per far nascere aziende tecnologiche in grado di competere globalmente.
Ma, ancora una volta, la variabile decisiva resta il tempo — e il coraggio di cogliere le opportunità con la giusta tempestività.
Nel finale del suo intervento, Giovanni Scardovi si è rivolto direttamente agli imprenditori.
L’arrivo degli agenti AI sposta l’attenzione sul processo: non solo come le aziende comunicano o dove vendono, ma come vengono scelte. Se una parte crescente delle decisioni sarà mediata da agenti AI, cambierà il modo di presidiare il mercato.
Scardovi ha evidenziato un rischio molto umano: la tentazione di rimanere “alla finestra”, osservando l’evoluzione e rimandando le decisioni a quando il quadro sarà più chiaro. È una reazione comprensibile, soprattutto quando la tecnologia corre più velocemente dei processi organizzativi, ma è anche il modo più rapido per lasciare spazio ad altri di prendersi quote di mercato.
Il punto non è adottare l’AI per moda, ma iniziare a sperimentare con metodo: capire dove può generare valore nei processi di vendita e relazione, costruire competenze interne prima che il mercato definisca nuovi standard. Non possiamo illuderci di recuperare con calma ciò che altri hanno costruito in anticipo.
L’imprenditoria italiana ha dimostrato nel tempo grandi capacità di coraggio e adattamento. Oggi quel coraggio va rimesso in campo: non per fare salti nel buio, ma per affrontare la trasformazione con lucidità e tempestività, sapendo che nei momenti di cambiamento il vantaggio lo ottiene chi entra prima nel gioco, impara prima e si posiziona prima.
In sintesi: la rivoluzione degli agenti AI è già in corso e sta incidendo sui modelli di vendita. La differenza, da qui in avanti, non la farà solo la tecnologia disponibile — perché sarà disponibile per tutti — ma la velocità con cui le aziende sceglieranno di comprenderla, testarla e integrarla nel proprio modo di competere.
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