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UX nel B2B: perché un sito che “funziona” può perdere clienti

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UX nel B2B: perché un sito che “funziona” può rischiare di perdere clienti

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09 Sep 2026
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UX B2B 2026: dati sull’impatto dell’esperienza utente su lead generation e conversioni, con metriche e priorità per i siti aziendali.

Il mito del sito B2B che “funziona”

«Il nostro sito funziona.» È una risposta frequente quando si propone un’analisi UX in ambito B2B. Le pagine si caricano, il sito è indicizzato, riceve traffico e genera qualche richiesta di contatto. Dal punto di vista tecnico non sembrano esserci problemi.

Ma il funzionamento di un sito è il requisito minimo, non misura certamente la sua efficacia.

Il Digital Experience Benchmark 2025 di Contentsquare ha analizzato 90 miliardi di sessioni su 6.000 siti e ha rilevato che il 40% delle visite era interessato da almeno una forma di frustrazione, come rallentamenti, errori o interazioni difficoltose. Nello stesso periodo, il costo medio per ottenere una visita è aumentato del 9%, mentre le conversioni sono diminuite del 6,1%. Il campione comprende settori diversi e non costituisce un benchmark esclusivamente B2B, ma mostra quanto sia rischioso investire nell’acquisizione senza intervenire sulla qualità dell’esperienza.

Nel B2B, dove il valore di una singola trattativa può essere elevato, anche un numero limitato di abbandoni può tradursi in opportunità commerciali perse. Un sito può quindi essere perfettamente operativo e, allo stesso tempo, ostacolare la comprensione dell’offerta, rallentare la ricerca delle informazioni e ridurre la capacità dell’azienda di entrare nella shortlist dei potenziali clienti.

 

Il buyer B2B è cambiato

Prima di contattare un fornitore, il buyer B2B cerca informazioni, confronta alternative, consulta casi di successo e condivide i materiali raccolti con le altre persone coinvolte nella decisione.

Secondo una ricerca Gartner condotta su 632 buyer, il 61% preferisce un’esperienza d’acquisto complessivamente priva di interazioni con i commerciali. I buyer scelgono più volentieri il self-service digitale quando devono raccogliere informazioni generali, mentre cercano il supporto di una persona quando devono valutare l’effettiva adeguatezza di una soluzione alla propria azienda.

Il sito non sostituisce quindi il rapporto commerciale, ma condiziona ciò che accade prima del contatto. Deve permettere al buyer di capire l’offerta in autonomia e, allo stesso tempo, preparare un confronto più utile con il team di vendita.

Diverse ricerche mostrano quanto questa fase sia decisiva. Il 94% dei gruppi d’acquisto intervistati aveva già ordinato la propria shortlist prima di parlare con i fornitori. In quasi otto casi su dieci, il primo vendor contattato è risultato anche quello scelto. Il dato non dimostra che il sito sia l’unico fattore determinante, ma conferma che una parte rilevante della preferenza viene costruita prima dell’incontro commerciale.

 

Più persone, più esigenze informative

Le decisioni B2B raramente dipendono da un solo interlocutore. Gartner rileva gruppi d’acquisto composti da cinque a sedici persone, distribuite fino a quattro funzioni aziendali. Il 74% di questi gruppi manifesta conflitti interni dovuti a obiettivi differenti, disaccordi o interventi di decisori esterni.

Il sito deve quindi parlare a persone con competenze e priorità diverse. Un responsabile di business cerca benefici e sostenibilità economica; l’IT valuta compatibilità, sicurezza e integrazioni; mentre il procurement ha bisogno di confrontare condizioni e requisiti. Chi utilizzerà la soluzione vuole capire come cambierà il proprio lavoro.

Anche la coerenza delle informazioni è determinante. Il 69% dei buyer intervistati da Gartner dichiara di aver trovato discrepanze tra quanto riportato sul sito del fornitore e quanto comunicato dai commerciali. Una buona UX non riguarda quindi soltanto la navigazione, ma anche l’allineamento tra contenuti digitali e processo di vendita.

 

Le metriche UX che incidono sulle conversioni B2B

Non esiste un benchmark universale valido per ogni sito B2B. Il tasso di conversione dipende dal settore, dal valore della soluzione, dal tipo di richiesta e dalla qualità del traffico. Alcune metriche permettono però di individuare con maggiore precisione gli attriti lungo il percorso. Vediamo le 3 principali:

 

1. Tempo necessario per trovare le informazioni

Il Time to Information misura quanto tempo serve a un visitatore per raggiungere il contenuto di cui ha bisogno.

Le pagine più efficaci chiariscono rapidamente che cosa offre l’azienda, a quali esigenze risponde la soluzione e quali elementi permettono di valutarla. Tra questi possono rientrare casi d’uso, requisiti tecnici, benefici concreti, integrazioni e indicazioni economiche, quando possono essere comunicate.

La ricerca di Nielsen Norman Group sui siti B2B evidenzia proprio la necessità di supportare processi lunghi e collaborativi, facilitando il confronto tra prodotti, la costruzione di shortlist e la condivisione delle informazioni con colleghi e decisori.

Contentsquare rileva inoltre che i rallentamenti sono tra le principali cause di sessioni interrotte dopo una sola pagina. Nel suo benchmark generale, il 53% degli utenti coinvolti da problemi di caricamento ha abbandonato il sito senza proseguire la navigazione.

Il redesign più utile non è quindi necessariamente quello più evidente sul piano estetico. Spesso consiste nel rendere accessibili, leggibili e veloci le informazioni che aiutano il buyer a proseguire nella valutazione.

 

2. Tasso di completamento dei form

La ricerca di Baymard riguarda principalmente i checkout degli e-commerce e mostra un principio utile: il 18% degli utenti intervistati ha abbandonato un ordine perché il processo era troppo lungo o complesso. Il suo test indica inoltre che molti checkout possono essere ridotti a sette o otto campi effettivi, rispetto a una media osservata di quasi quindici.

Anche il numero di telefono può generare attrito, ma il dato va contestualizzato. Baymard non afferma che il campo riduca le conversioni del 14%. Rileva invece che il 14% degli utenti e-commerce intervistati non fornirebbe mai il proprio numero a un negozio online. Quando il dato è richiesto senza una spiegazione, alcuni utenti inseriscono informazioni false o interrompono il processo.

Per un form B2B, la regola più prudente è chiedere soltanto le informazioni necessarie in quella fase e spiegare perché vengono raccolti i dati più sensibili. L’effetto delle modifiche deve poi essere misurato sui dati reali del sito, confrontando avvii, completamenti, errori e qualità dei lead generati.

 

3. Profondità di navigazione

Nel benchmark Contentsquare, i siti che hanno aumentato di almeno il 10% il numero di pagine consultate per sessione hanno registrato in media una crescita delle conversioni del 5,4%. Anche in questo caso si tratta di un dato trasversale a più settori, non esclusivamente B2B.

In un sito aziendale, un percorso che collega un articolo a un caso di successo e poi a una pagina di servizio può indicare un interesse crescente. Per favorirlo, i contenuti devono essere collegati in modo coerente e offrire al visitatore un passaggio successivo utile, non soltanto una call to action commerciale.

 

I cinque problemi UX più frequenti nei siti B2B

 

1. Una navigazione costruita sull’organizzazione interna

Molti siti riflettono la struttura dell’azienda, con menu organizzati per divisioni, aree operative o famiglie di prodotti. Il visitatore, però, non sempre conosce questa classificazione.

Una navigazione efficace parte dai problemi da risolvere, dai settori di riferimento e dagli obiettivi del cliente. Gartner raccomanda contenuti costruiti sui bisogni del buyer e non soltanto sulle caratteristiche dei prodotti, insieme a esperienze semplici e intuitive che aiutino a procedere verso il passaggio successivo.

 

2. Le prove di competenza sono difficili da trovare

Case study, risultati e testimonianze vengono spesso raccolti in sezioni separate. In questo modo il visitatore deve interrompere la lettura della pagina per cercare conferme altrove.

Integrare prove concrete vicino alla descrizione della soluzione facilita la valutazione e offre materiali utili anche a chi deve presentare internamente il progetto.

 

3. Esiste una sola call to action

“Contattaci” è spesso l’unica azione proposta, anche se non tutti i visitatori sono pronti a parlare con un commerciale.

Approfondimenti, demo, white paper, webinar e strumenti interattivi possono accompagnare chi sta ancora raccogliendo informazioni. Gartner indica proprio contenuti educativi, strumenti di selezione, calcolatori e raccomandazioni personalizzate tra le interazioni digitali capaci di aiutare il buyer a comprendere e confermare il valore di una soluzione.

 

4. L’esperienza mobile è secondaria

Molti siti vengono progettati sul desktop e adattati successivamente agli schermi più piccoli. Il risultato può essere un’esperienza mobile poco leggibile, con pulsanti difficili da usare, contenuti troppo lunghi e gerarchie poco chiare.

La presenza di più stakeholder rende necessario garantire continuità tra dispositivi e contesti di consultazione. La ricerca Nielsen Norman Group include infatti il supporto a mobile, tablet e responsive design tra gli elementi necessari per accompagnare i processi B2B.

 

5. Mancano criteri di qualificazione

Il visitatore deve poter capire se la soluzione è adatta alla propria organizzazione.

L’assenza di informazioni su settore, dimensioni aziendali, scenari d’uso, integrazioni e requisiti tecnici può generare contatti poco qualificati o portare potenziali clienti ad abbandonare la valutazione.

 

Un sito efficace non si limita a funzionare

La UX di un sito B2B non riguarda soltanto l’estetica o la facilità di navigazione, bensì incide sulla capacità dell’azienda di farsi comprendere, entrare nella shortlist e trasformare l’interesse in una relazione commerciale.

Un sito tecnicamente funzionante può perdere opportunità se richiede troppo tempo per trovare le informazioni, propone percorsi poco chiari o non offre prove sufficienti per sostenere una decisione.

Migliorare l’esperienza utente significa ridurre questi ostacoli e costruire un percorso coerente con il modo in cui i buyer cercano, confrontano e valutano i fornitori.

Richiedi un’analisi UX del tuo sito B2B.


Fonti: Gartner, B2B Buying Journey e ricerche sui buyer B2B 2025; 6sense, B2B Buyer Experience Report 2025; Contentsquare, Digital Experience Benchmark 2025; Nielsen Norman Group, B2B Website Usability; Baymard Institute, ricerche su checkout e form e-commerce 2025.

 
 
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